Salone del Mobile 2012, fantasticando

Milano la trasformista ha appena smesso gli abiti lussuosi della Fashion Week per prepararsi ad accogliere un’altra famosa “week”: la Design Week per eccellenza, il Salone Internazionale del Mobile 2012. Da qui ad aprile avremo modo di seguire i preparativi e le tendenze che la faranno da protagonista. L’edizione 2012 va in scena con oltre 2500 espositori su una superficie espositiva di più di 209.000 metri quadrati, l’anno scorso la Design Week ha ospitato 282.483 visitatori, di cui 177.964 provenienti dall’estero.
Un evento che mi fa pensare alle grandiose fiere mondiali ottocentesche, a quella Exposition Universelle che regalò al mondo il miracolo architettonico della Tour Eiffel, ad una città le cui vie si riempiranno di colori, forme, eventi, gente da ogni parte del mondo. Una favolosa Milano cosmopolita. O almeno questa è la Milano del Salone, o delle favole, Milano come la immagino io.
Ed è continuando ad immaginare che voglio raccontarvi il mio design preferito, quello che avrei voluto creare io se fossi designer, quello che porterei al “mio” salone del mobile.
Amo il legno, il suo profumo e la sensazione di casa che mi trasmette. Se è vero che il Salone ha la missione di rappresentare l’eccellenza della produzione del settore mobili e complementi, mi piacerebbe trovarci l’artigianato nella sua forma più pura. Mi piacerebbe trovare forme nuove e originali come quelle di Pencil, un tavolo in puro legno di rovere o noce che è anche una scultura. Mi ricorda la punta appena temperata delle matite che usavo a scuola.
Ma d’altronde il design nasce dalle esperienze del designer, dai suoi ricordi, dalla sua visione del mondo e della vita quotidiana. Sarà anche per questa ragione che spesso ripropone o rivisita gli oggetti che ci circondano: dei dadi per aprire le ante di una credenza che sembra appena uscita dalla bottega di un falegname, con la sua texture grezza e le forme ridotte al minimo; il sale ed il pepe ingigantiti ed usati come tavolini come in un’avventura di Alice nel Paese delle Meraviglie; un bosco di alberi multicolore travestiti da appendiabiti.
Oggetti che esprimono sensazioni, complementi che trasmettono messaggi silenziosi. Perché anche gli oggetti possono vivere di vita propria, almeno nel “mio” Salone del Mobile, dove anche una libreria può essere un albero mosso dal vento o un quadro di arte  contemporanea à la Fontana.
Questo è quello che mi aspetto dall’edizione 2012 del Salone del Mobile: fantasia e tradizione, arredi che riempiano le case che li ospitano di sensazioni e ricordi, mobili che portino il segno delle mani che li hanno creati. La ciliegina sulla torta? colore e fusione di culture, perché il Salone si possa chiamare davvero Internazionale.

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